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Rebel Scum - Thoughts from a rebel mind
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10 dicembre 2004

BUON COMPLEANNO TIRZIO

Nell'asilo in cui ogni giorno viviamo, fossimo in un magico sogno, tutti potremmo tornar bambini.
Anche solo per un'attimo, non costa nulla.
In questo luogo caotico e pieno di balocchi, capita a volte di festeggiare una festa di compleanno e capita almeno una ed una sola volta, che questa festa sia tutta per te.
Oggi compio un'anno, un'anno di blog.
Cosa c'è di meglio di una torta con una bella candelina da spegnere?

Del resto ho un'anno. Quello li sono proprio io, mi vedete no?
Mica arriva un'altra volta nella vita questo traguardo, uno dovrebbe sempre pensarci e tirare le somme della sua seppur breve esistenza.
Bisogna pensare alle persone che hai conosciuto, a quelle che hai odiato, a quelle che ami.
Un'esigenza reale, che viene da dentro, come fosse un sentimento vero.
Ma torniamo alla mia cazzo di festa.
Si spegne la candelina, sale il fumo dello stoppino bruciato.
C'è chi sorride silenzioso, c'è chi ti abbraccia con calore, c'è chi ti bacia con tutto l'amore che ha e altri, quelli più in disparte, come al solito ti sputeranno in faccia, facendoti diventare più grande.
Ma a te, che oggi festeggi trecentosessantacinque giorni di vita, non te ne fotte un cazzo.
Oggi è il tuo giorno e ringrazi tutti, belli e brutti.
Quindi... grazie, col cuore o cio che ne avanza.
A tutti quelli che ci sono stati, quelli che ci sono e quelli che ci saranno.
Buon compleanno Tirzio.




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30 novembre 2004

PROIEZIONI

Questo diario è solo la proiezione digitale del mio io reale, senza trucco e senza inganno.
Prendere o lasciare.
Anzi.
Soddisfatti, fatti o rimborsati.

Aut. min. ric. n.72409197 Dpr. n.03110240




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24 novembre 2004

IO@WORK

...lavorativamente parlando...




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15 novembre 2004

GENETICAMENTE

La malattia mentale, nella mia famiglia, è puro imprinting genetico: inutile rinchiudermi ora, i miei parenti avrebbero dovuto pensarci prima.
Un bello sterminio familiare di massa e il problema sarebbe stato risolto alla radice.
Come un ramo marcio.
Meglio di un doloroso dente cariato.




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12 novembre 2004

MISTERO BUFFO

Questa che leggete è la buffa storia di Tirzio, un conte-giullare molto sclerotico, con tendenze stregoniche e negromantiche.




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9 novembre 2004

NEL BUIO

Se solo per un attimo ti fermassi a pensare,
fermarti guardando verso di me,
vedresti la disperazione che la separazione mi provoca,
disperazione pura,
come quella di un bambino,
a cui hanno portato via la cosa più bella.




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9 novembre 2004

ODIO EPIDERMICO

Odio i leccaculo.
Odio chi si fa leccare il culo.
Odio l'alito dei primi.
Odio l'assenza di fetidi peli dei secondi.
Il mondo ne è pieno.
Anche qua dentro.




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9 novembre 2004

DELLA MORTE DI UN AMICO

Ricordarti è difficile sapendo dove sei: ora è una scatola di legno che ti contiene. Troppo fredda, come la terra che la sovrasta.
Andrea, il tuo nome. Quasi quattordici: i tuoi anni.
In qualche modo mi piace pensare che tu ti sia fermato li, come il tuo orologio.
Tre mostri d'acciacio, un solo interminabile urlo, il tuo, il mio, il nostro.
Un primo colpo, tremendo. Un secondo, forse fatale. Un terzo, mentre già ti corro incontro su quella strada maledetta.
Nessuna frenata. Nessuna fermata. Nessun rimorso da chi ora vive con quel peso sullo stomaco.
Non servono le lacrime, solo un miracolo per te, troppo giovane per andartene, troppo amico per farmi una cosa simile.
Io e te.
Inseparabili fin da quando di anni ne avevamo sei, uniti mentre aspettavo imprecando quelle lente luci blu in lontananza.
Forse non mi hai più visto, io putroppo si.
Sdraiato su quel letto asettico, con le fredde luci bianche, aspettando che la realtà diventasse meno soffocante.
E invece... invece sei andato, forse rapito, sicuramente trascinato contro la tua volonta. 
Passano gli anni e la memoria cancella, ma se ci penso, da sempre, in questo periodo succede qualcosa, qualcosa che rompe i miei equilibri.
Forse sono solo i ricordi o forse no.
Vedo solo poche cose.
Un sorriso, il tuo.
Una lacrima, la mia.
Un'amicizia, la nostra.
Cose che la vita concede.
Cose che la morte ignora.
Ciao.




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8 novembre 2004

DESTRUCTION

Ubriacato dai pensieri.
Metto le cuffie sulle orecchie.
Alzo i livelli al massimo e spero.
Ripeto, spero.
In cosa poi?
Nella dolorosa rottura di un timpano.
Per accecare l'anima. 
Al buio.
Con gli occhi chiusi.
Distrutto da un impatto sonoro violento.




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8 novembre 2004

CONSTATAZIONI

Io sono pazzo.




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8 novembre 2004

DUBBI VITALI

Quante persone bisogna uccidere per avere la quiete?
Ho un dubbio sulla risposta: o tutte o soltanto una.
Ma in quest'ultima ipotesi mi riservo di decidere in che modo morire.




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8 novembre 2004

I BELIEVE - IO CREDO

Credo almeno in un dio (in minuscolo), ma non vi rivelerò mai quale/i tra i tanti.
Almeno ho la scusa buona per bestemmiare.
Se lo faccio sul blog, di nuovo, qualcuno mi manderà via a pedate nel culo?
Sinceramente, almeno in parte, mi sono rotto i coglioni del condominio.




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5 novembre 2004

CHE LA BESTEMMIA SIA CON VOI...

...e con il tuo pirito.
ANATEMAAAAAAAAAAAAAA!
Scalpore per una bestemmia!
Mezzo veneto e mezzo friulano, fin da piccolo alcune cose mi sono state iniettate nel sangue e non parlo di eroina od altre sostanze stupefacenti. Dalle mie parti infatti la bestemmia ed il vino entrano nella vita di una persona molto presto. Non che sia una regola standard, tuttavia è molto frequente sentire cristoni, improperi e similari in molte situazioni comuni. 
Certo può lerdere alla sensibilità di chi è più credente (leggi bigotto) ma la bestemmia ha anche il suo fascino, il fascino di andare contro qualcosa che è sempre più un luogo comune e sempre meno un motivo di fede.
Andare contro dio, in minuscolo.
Andare contro a lui, come fecero Adamo ed Eva, quella gra troiona.
Ricordo qualche giorno fa, durante l'ennesima giornata no, di aver postato ad inizio giornata una bella bestemmia ed a fine giornata un altro bel ricordino indirizzato a colui il quale noi attribuiamo erronamente il nome dio.
Il primo post era chiaramente una provocazione, il secondo uno sfogo bello e buono. Sfogo di cui solo io posseggo i motivi.
Mi ricordo che una ragazzina (almeno credo vedendo il suo blog), una tal belial, mi invitò, chiedendo di rispettare la sua credenza, di censurare la bestemmia.
Io lo feci, soprattutto perché uno che bestemmia, non necessariamente deve essere carente di quel sale chiamato rispetto, cosa che non si guadagna certo professando una religione.
Quello che mi chiedo però è questo.
Belial è stata sicuramente mossa dalla sua fede nel dirmi "autocensurtati". Non capisco come mai però mi chieda una cosa simile in rispetto al suo dio e alla sua sensibilità e poi utilizza uno dei tanti nomi attribuiti a satana (belial, cercare su google please) per firmare il suo blog.
O c'è qualcosa che non va, oppure chi difende quei bambini non sa di difendere dei mostri già viziati nelle coscienze.
Io continuo a bestemmiare, a credere in quello che sento e a bere vino.
Gli altri che si sentano liberi di fare ciò che vogliono, bestemmie incluse.
Till the end.
Only god can judge me.

P.S. E leggetevi anche i post con le bestemmie di cui sopra che se no non capite un emerito cazzo e soprattutto, visto che sono bestemmiatore ed irrispettoso, dovrei far notare a quella ragazza che il suo blog contiene un nome demoniaco? Meglio di no, pur da infedele, so cosa sia il rispetto. <




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5 novembre 2004

A META' STRADA

Nacqui nel pieno del giorno.
A quell'ora il tempo era esattamente a metà strada tra alba e tramonto: normale aspettarsi di essere inondato dalla luce dopo sessantaduemila lunghissimi secondi, vissuti aggrappato a quel luogo umido e buio.
Non volevo saperne, già cosciente del fatto che solo immerso nell'oscurità mi sarei sentito al sicuro.
Vivo così.
Solo, nella mia oscurità, cercando la luce e guardando solo dove i raggi non illuminano, sincronizzato solo con quel motore che batte e ritma sempre più lentamente.
Un giorno però, un giorno lontano situato a metà strada tra il tramonto e l'alba, nella confusione di quel momento sarà facile aspettare solo di essere investito dal buio. Solo allora, forse, troverò il coraggio di vivere con la luce, nell'ultima movimento possibile, assieme a quell'ultimo battito.
Chiudere gli occhi e vedere la luce.
 




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2 novembre 2004

LO SCIACQUONE

Ho iniziato con un porcoxio, finisco con un xioporco (x per ferita provocata).
Termine diverso ma per lo stesso significato.
Finisce così un'altra giornata di merda da mettere lì, nel sacchetto delle giornate no, in attesa di trovare un capiente cesso che le contenga prima di tirare lo sciacquone della vita.




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2 novembre 2004

PENSIERI CHE VENGONO DA DENTRO

Vorrei dedicare un pensiero a lei: sola soletta in quella stanza, ma con le parole che conosco bene. Una persona vera dietro a quel monitor per molti freddo ed asettico, ma non per chi sa dimostrarsi vivo anche se nascosto dietro quella diagonale fatta di pixel.

Recensiamo
Ed io voglio recensire lui.
Che sicuramente non è uno dei blog più sconosciuti del Cannocchiale.
Ma mi piace. Per molte ragioni.
Perchè scrive delle cose belle, che gli vengono dal profondo.
Perchè scrive a volte dei post incomprensibili, che mi fanno sentire stupida perchè non li capisco ed invidiosa del suo stile fluido.
Perchè è incazzato con il mondo e non ama farsi mettere i piedi in testa. Proprio come me.
Perchè ama e non si vergogna del suo sentimento.
Perchè fa mille elucubrazioni, mille seghe mentali.
Perchè ha un cervello che non si dimentica mai di usare.
Perchè è una persona che esiste dietro il blog. Con i suoi dubbi. Le sue paure. Le sue piccole manie e idioncrasie. Con un passato.
Perchè si è fatto sempre sentire quando in qualche maniera ne avevo bisogno. Da persona a persona.
Perchè sto iniziando a conoscerlo.
Perchè non si vergogna di mettersi a nudo. Di ammettere di avere delle debolezze.
Perchè, pur non conoscendolo di persona (ma voglio rimediare, tra due settimane sarò a Milano), stranamente è una persona a cui tengo e a cui voglio bene ( e che lei non me ne voglia).

Un grazie speciale, dal luogo più vero, sincero e complicato che conosco. 

Tirzio




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2 novembre 2004

COSA C'E' MEGLIO DEL SESSO?

Cosa c'è meglio del sesso?
Com'è possibile che un essere eroticamente repellente com'è Andreotti, per fare un esempio, viva felice e prospero?
La risposta la dà Hunter S. Thompson: meglio del sesso c'è solo il potere.
Non le droghe.
E nemmeno la bizzarria di un esaltante trip esistenziale.
No: meglio del sesso è diventare Presidente degli Stati Uniti.
Questa sarebbe la risposta del
Dr. Gonzo. Si proprio lui, Hunter S. Thompson: un guru per me, un simbolo per molti.
Uno da imitare per sopravvivere alla merda introdotta dagli anni novanta, sempre più simile ad un retrovirus che infetta completamente ogni piccolo pezzo della nostra carne e ci accompagna in questo sviluppo forzato.
Uno da non imitare, se siete deboli di cuore e col culo aperto ad ogni cosa che vi propinano, accentandola senza coraggio, sempre a novanta gradi, nella posizione di chi è sempre rassegnato.
Impossibile arrivare ad essere come lui o pochi altri eletti di questo modo di vivere e mandare a fare in culo l'umanità intera. Ma su questo scalino che mi divide da quella figura, riconosco me stesso in tanti comportamenti, nell'immagine di quella persona che un giorno ammise infervorata: sono io il killer di JFK.
Un delirio?
No, una scossa di terrore destinata a propagarsi nei cervellini di chi crede che la democrazia sia un semplice, pulitissimo affare.
Democrazia: mi ci pulisco il culo la mattina.
O forse no: rischio di sporcarmi anche di più.




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2 novembre 2004

NO LIMITS

Porcodio.
Si potrà scrivere?
Chissenefrega.
Al massimo c'è la censura.
Al minimo un bel fulmine in testa.
Al medio solo l'immagine di un dito alzato.
Buongiorno mondo, oggi ti odio più che mai.




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28 ottobre 2004

NON E' CAMBIATO UN CAZZO

Ieri, facendo pulizia nella mia vecchia ventiquattrore, ho riesumato un quotidiano di circa un'anno e mezzo fa.
Bello notare che nel mondo, in fondo, non è cambiato proprio un cazzo, anche le mie idee nei confronti dell'umanità, ma di quelle, forse, è meglio non parlare troppo.
Ora vado, ho un'improvvisa ed incontenibile voglia di fa pipì.
Le mie idee migliori, come dico spesso ultimamente, nascono e muoiono proprio in quel luogo, con lo sforzo quotidiano oppure nel rumore amico dello sciacquone.




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26 ottobre 2004

DESIDERI

Mollare tutto per scappare nel mio piccolo angolo di paradiso in terra.
La ci sono due persone sempre più sole, ma nonostante questo felici, che hanno bisogno di una mano, di un nipote, di una spalla anche se spesso dolente e solitaria.
Lo penso da sempre, ma è il coraggio di affrontare un passo simile che manca. Troverei una nuova misura, libera, pura, dove fare quello che voglio davvero.
Vivere.




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26 ottobre 2004

DEL MIO CARATTERE

Ci sono persone al mondo a cui non va mai bene nulla.
Io sono una di quelle.
Non mi accontento mai e perseguo sempre un obiettivo teso a migliorare attivamente piuttosto che ad accettare passivamente.
Non prometto merda, ma lotto per ottenerla.
E nessuno, ripeto, nessuno su questo pianeta, può impedirmi di pensare, parlare, agire.  
Nessuno.
Finché la morte mi taglierà in due con la sua sozza falce e verrò divorato da batteri decompositori.

P.S.
Stanotte ho sognato il mio olocausto nucleare.




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25 ottobre 2004

PICCOLO MONDO ANTICO

Termina la giornata.
L'ennesima.
Con un bicchiere per amico ricolmo di una strana bevanda: un sapiente miscuglio di alcool, zucchero e chicchi di melograno.
Un gusto che nel suo interno racchiude tutto il sapore del mio piccolo angolo di paradiso in terra, con la risata isterica di mia nonna e la calma saggezza di un nonno che ha sempre qualcosa da insegnare.
Piccoli momenti di felicità, che pian piano si confondono assieme alla vista.
Un semplice oblio, ricercando solo un pò di quiete.




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25 ottobre 2004

PENSIERI DISTRUTTIVI

Mi accorgo sempre di più che io, io come persona, da sempre devo soddisfare sogni e bisogni altrui: che si tratti di una fidanzata, di un genitore, di un amico, di un datore di lavoro, di chiunque mi capiti davanti, devo sempre capirne le esigenze, quasi sempre senza troppa fatica, e ingoiare chili e chili di sostanze non meglio identificate, ma comunque secrete dal mio corpo, per far si che tutti si sentano a proprio agio.
Voglio la mia rivincita a costo di dover provvedere da solo a soddisfare ogni mio desidero.
Spero solo, un giorno, di non diventare talmente stronzo, cinico e potente da poter radere al suolo tutto premendo un bottone, non credo avrei alcun ripensamento nel farlo.
Un click.
Un lampo.
Poi il nulla.
Solo distruzione.
In attesa della rinascita.




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21 ottobre 2004

EXPERIENCED

Vorrei sentirmi leggero e volare la dove la mente non arriva con le sue sole forze.
Vedere i suoni, ascoltare i colori, seguire con tutto il corpo quel fiume che esce dalle mie labbra e arriva diretto in mezzo al petto.
La mente può immaginare e disegnare qualunque cosa, ma non è sempre possibile prenderne coscienza. Il distacco totale dalla realtà è cosa assai rara: concesso a pochi e per troppo poco tempo, e quando questo scade, si ha solo la sensazione di voler tornare in quel fantastico luogo dell'anima, dove basta un pensiero per materializzare un idea.
Sono solo ricordi di esperienze vissute col cuore a pulsare nel petto, sentendo e vedendo il suo battito sotto la forma di colorate onde. Sentirsi leggero, le gambe tagliate, il fiato mozzato e sempre più regolare, fino a perdere ogni connessione con ciò che circonda, nel momento stesso in cui tutto diventa unione, il mondo come mai lo avreste potuto descrivere.
Un riflesso così vero da creare confusione, fino a provare paura, gioia, delirio, serenità: il tutto mischiato in un unico momento lungo quanto un'intera vita, ma percorso nel tempo di un singolo respiro.
Questo è il mio ricordo del momento: un pensiero lontato di tante notti sbagliate, dove era più facile la vita e la gravità non tirava per forza nello stesso verso che fa cadere una mela.
Io.
Solo un bambino curioso.
Lui.
Il bambino difficile.




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21 ottobre 2004

DEL GIUDIZIO DI UN PAZZO ALLE PRESE COL SUO DENTE

Sento uno strano gusto nella mia bocca: è sangue, col suo gusto dolciastro e a tratti piacevole. Un nuovo dente del giudizio che lacera la mia carne e la rende rossa di un rosso che fa male.
Ormai è il terzo che spunta e so di avere solo un'ultima cartuccia a disposizione. Dopo quella, forse dovrò rassegnarmi all'eterna condizione di persona dissennata, praticamente un pazzo.
Lucido e sveglio quanto basta per capire che la sua non è malattia mentale, ma critica visione di questo mondo a cui non vuole essere troppo attaccato.
Pazzo, pazzo e ancora più pazzo, per il semplice fatto che nessuno sarà mai in grado di dire se la pazzia è una condizione oppure solamente l'altra faccia della medaglia: la medaglia della nostra vita.
Sto laggiù, in quel lato oscuro della medaglia, vivendo dove la luce non può abbagliare e confodere il nostro giudizio.
In quel luogo dove le cose non riflettono un colore indotto, ma vivono e risplendono solo della loro essenza.
Non più vittime della luce, ma in simbiosi con essa.




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20 ottobre 2004

PENSIERI PER UN AMICO LONTANO

M. è un ragazzo come me, solo pochi anni in più.
E' un amico che ho imparato ad apprezzare col tempo, perchè è proprio uno di quelli che all'inizio ti stanno epidermicamente sul cazzo, ma che poi, scuoiata la dura corazza, si rivela essere più che un amico, diciamo un fratello: stessi ideali, stesso modo di pensare, stessa idea della vita.
M. e la sua incapacità di stare zitto e mandare giù gli affronti di ogni tipo. Proprio lui che dice sempre e solo quello che pensa, senza paura, non pensando a chi si trova davanti! Una delle qualità che invidio di più di questo personaggio che mi stava sulle palle.
M. era un mio collega: sveglio, intelligente, presente, irresistibile.
M. un giorno decide di andarsene, preso dalla nostalgia di un posto lontano quattrocento chilometri e mosso dalla malattia di un padre anziano, che non vuole proprio lasciare da solo.
M. che prende uno schiaffo dalla vita e si presenta a noi in un anonimo giorno di inizio autunno, solo per salutarci, solo per farci vedere che, nonostante tutto, lui sta bene.
Anzi.
Sta molto bene: senza lavoro, con meno soldi, più tempo libero e un padre malato che ora sorride nella sua malattia.
M..
Si, sempre lui, oggetto del mio odierno pensiero.
M. che riceve abbracci e un accoglienza difficile da immaginare per uno che se ne è andato sbattendo la porta contro il parere di tutti. Accoglienza di gioia, riservata solo ad una persona che ha dato tanto e forse ha ancora tanto da dare. Una di quelle che ricevono poco e che mai si lamentano di questo. 
M. che riceve segnali di fiducia e offerte anche da chi lo aveva prima comprato e poi cacciato a calci. Quelle stesse persone che ogni giorno vedo e che a fine mese sono riluttanti anche solo a guardarti in faccia perchè devono staccarti quel maledetto e sporco assegno costato il sangue di un mese lavorativo.
Lui, coi suoi ideali, la sua testa bassa, il suo modo calmo ma potente di dire le cose, che riceve offerte a cui nessuno potrebbe rifiutare, ma che lui ignora per il solo e semplice fatto che non si fa calpestare, per non scendere a compromessi, perché la sua vita, in fondo, è molto meglio così.
M., che dice con calma : No, grazie tante, non mi sta bene di tornare, mio padre è a casa che mi aspetta.
M. che per un attimo si avvicina e subito dopo è già lontano, su quel treno amico che tante volte lo accompagnato nei suoi spostamenti.
Arriva il buio, mi stringe la mano.
Basta quello per sentire una vibrazione sotto la pelle, una luce negli occhi e la vista che si fa via via più offuscata.
Come otto mesi fa se ne va così, chiudendo la porta, regalando solo un freddo saluto che rivela qualcosa di più celato dentro di se.
Qualcosa per pochi: solo per chi ha avuto il coraggio di togliere dalla sua immagine quella pelle dura e vedere cosa c'era sotto.
M., che col coraggio vive da sempre.
Nonostante tutto, nonostante i tuoi ideali, nonostante la vita ci tenga lontani, spero di rivederti presto.
Tu, brutto stronzo e quella tua lingua tagliente.
A presto.




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11 ottobre 2004

FREDDI SILENZI

Ogni giorno si fanno passi avanti, ma anche diversi passi indietro, sempre di fretta, freneticamente. Dire se si sià avanzati realmente da quella sottile linea immaginaria che divide un giornata dall'altra, presi come siamo a rincorre qualcosa o semplicemente correndo dietro ai sogni, spesso, va detto, non i nostri, non è mai cosa facile.  
Viviamo così, senza sapere il perché di ogni azione. Avanziamo così, per inerzia, senza cognizione verso quei passi in avanti che spesso ci fanno indetreggiare.
Dove sta il motivo di tutto? Forse è inutile cercarlo.
Basterebbe il silenzio più vero e la voce del mondo a darci le risposte.
Un freddo destino, ricco di naturali silenzi.
Da respirare, per riprenderci la vita che spesso ci sembra rubata.

Il conte Secondo de Darzii, detto Tirzio




permalink | inviato da il 11/10/2004 alle 18:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

11 ottobre 2004

CALIBRO 9

Mi inquieta il pensiero di dover abbandonare questa casa. Fastidio più che altro ed un misto di umore grigio che inizia ad uscire da quella fessura dolorosa che mi si è aperta nel cranio.
Colpa di quel dannato proiettile: ha mandato in frantumi la finestra e si è conficcato li in mezzo, trapassandomi l'osso e fermandosi senza far troppi danni: un momento lungo un solo fottuto istante, ma lancinante quanto il dolore di un intera vita.
Inquietante sapere di dover abbandonare una dimora che, come un porto, faceva attraccare e custodiva geloso alcune delle mie sicurezze. Quel porto sta per essere demolito ed io cari amici dovrò salpare.
Presto, molto presto.
Sempre che la materia grigià rimanga confinata li dentro: del resto come restistere alla tentazione di uscire da quel foro cosi tondo?
L'esistenza inizia attraverso un tunnel buio del quale forse ricordiamo solo una luce, attirati dalla sua nuova ed insperata luminosità, da quella bellezza che ci fa urlare di tripudio col primo vagito. Per contro, chi è tornato, dice che il termine ultimo, avviene dentro un tunnel molto simile, alla fine del quale, ritroviamo una luce, forse proprio la stessa, ma con una diversa intesità a cui non sappiamo ne possiamo resistere.
Quel che rimane, se qualcosa resta davvero, non è altro che un bozzolo caldo, un pò di sangue ed un cervello senza più stimoli vitali, alleggerito di quei pochi grammi, ventuno dicono, che svaniscono in quel nostro estremo, silenzioso vagito.
Rinascità di un anima, morte di un corpo ormai freddo.

Il conte Secondo de Darzii, detto Tirzio




permalink | inviato da il 11/10/2004 alle 13:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

8 ottobre 2004

COSE CHE LA VITA

Ogni giorno ci è richiesto un impegno.
Lo chiede la vita.
Ogni giorno ci impegnamo a rispettarla.
E' la vita stessa che merita queste particolari attenzioni.
Nonostante i nostri sforzi capita tuttavia che le cose vadano per il verso sbagliato.
Non una o due, tutte.
Il verso contrario a quello che il nostro cervello disegna, giusto per alcuni, ma totalmente sbagliato per noi stessi.
Succede così di trovarsi ad affrontare determinare situazioni nella totale solitudine, con le sole proprie forze, le utlime rimaste. I pensieri sempre in movimento e il nero che pervade ogni singolo grammo del nostro cervello, infettando anche quei 21 grammi che perdiamo una volta morti.
Vivo uno di questi momenti e si capisce da quello che scrivo. Parole buttate li, sullo schermo, che diventano tassello di una memoria scritta, ultimamente senza senso o voglia critica nei confronti di chi le scrive, cioè io.
I turbamenti dell'animo sono i peggiori nemici della vita umana, ci sono e non si possono togliere con il semplice schiocco delle dita. Stanno li e ti portano a spasso, nella camminata meno piacevole che le tue gambe abbiano mai affrontato.
Ci sono e ti portano con loro.
Dove desiderano.
Come un burattino senza fili, senza vita, senza forza per spezzare quella catena che lo tiene legato al soffitto di quel teatro che sappiamo unico e meraviglioso.
Sono pensieri strani quelli che faccio ultimamente, pensieri di una mente intelligente e vivace, ma anche tremendamente fragile e contorta.
Non è un peccato ne una colpa, è solo il mio modo di essere.
Il mio carattere, la mia vita, forse merda per alcuni, ma non per me che la percorro.
Oggi sto ritoccando il fondo. Quello raschiato tante volte, ma che ancora presenta terra da asportare ed ingoiare perché proprio non si sa dove buttarla nel fondo di quello schifoso buco.
Non c'è altro posto dove buttarla e per non finire asfissiato.
Soffocato da quella cazzo di terra sporca e puzzolente.
Preferisco mangiarla, ingoiarla.
Sono li, con le mie unghie ormai finite, seduto e con le lacrime pronte a scattare come dovessero correre l'ultima gara della loro vita.
Sorpresi?
Se la risposta è si, bhe, avete sbagliato a capire.
Un'uomo, un ragazzo, una persona normale, sa anche piangere.
Sa che non sarebbe normale se le lacrime non gli appartenessero.
Sa che è una delle armi a disposizione per allentare quel senso di pressione interna che ci fa esplodere, ma che ci riduce ad esseri piccoli, come implosi, quasi fossimo piccoli insetti. 
Pronti solo per essere schiacciati.
Lacrime calde, che lasciano solchi gelidi sulle nostre gote.
Invadono la nostra pelle e ci bruciano come fossero acido solforico.
Cadono e svaniscono, lasciando solo un senso di vuoto difficilmente colmabile.
Quanto tempo è che mi sento così? Come cazzo ci sono arrivato?
Inutile porsi domande a cui non esiste risposta, la via da percorrere è buia in entrambi i sensi di marcia.
Aspetto la luce, vedo la luce, corro incontro alla luce.
Come in quell'ultimo viaggio, da cui non si torna indietro.
Il conte sta male, male di brutto.
E forse non ha proprio più parole da dire al mondo.

Il conte Secondo de Darzii, detto Tirzio




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6 ottobre 2004

ESSENZA DIGITALE

Io sono quello che scrivo, la mia essenza è questa.
Cambia solo il nome, ma il nick che uso è lo stesso con cui mi chiamano quasi tutti i miei amici.
Ma sono sempre io: nelle parole che leggete, nelle idee in cui credo, negli ideali in cui ho sempre creduto e difeso.
L'unico quadro che io riesca a dipingere, il solo che posso descrivere.
E' la mia immagine digitale, assolutamente uguale a quella reale.
Chiamatemi pure egoista ma è solo mia e di nessun'altro.
Nessun bisogno di nascondersi.

Il conte Secondo de Darzii, detto Tirzio




permalink | inviato da il 6/10/2004 alle 14:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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